
Oggi voglio rispondere insieme a voi ad alcune domande che mi sono state poste da più insegnanti di diversi plessi scolastici, in merito alla gestione di ragazzi in difficoltà che manifestano comportamenti dannosi per sé stessi e per gli altri.
La prima è:
-chi si deve prendere la responsabilità di gestire un ragazzo difficile?
?????-come posso fare da sola a farmi rispettare?
-cosa devo fare nelle situazioni più complicate?
La risposta che spesso si sono sentite pronunciare è la seguente:
essendo le insegnanti, è compito vostro prendervi la responsabilità di gestire queste difficili situazioni, chiedendo un supporto solo nel momento in cui si presentano difficoltà pericolose per l?incolumità propria o degli alunni, consigliando come soluzione, il maggior utilizzo dei metodi correttivi tradizionali come note o specifiche punizioni in quanto rappresentano gli strumenti educativi più utilizzati, oppure applicando nuove strategie di didattica alternativa per meglio interessare e appassionare gli studenti, strumenti spesso utilizzati e quasi subito abbandonati perché ritenuti troppo impegnativi.
Prima di vedere cosa dice il coaching a riguardo, le domande più efficaci su cui è utile focalizzare l?attenzione sono:
-si deve fare o essere un insegnante?
-come mai si va a scuola?
-quali sono gli obiettivi primari?
Queste domande aiutano a prendere coscienza dell?ambiente in cui opera un docente, la scuola, l?istituzione dedita alla formazione degli individui prima come uomini e cittadini e poi come futuri professionisti.
In questo processo formativo l?insegnante riveste un ruolo privilegiato poiché è chiamato a mediare tra l?individuo singolo e la società, un attività complessa se svolta con serietà e responsabilità ma entusiasmante, l?insegnante quindi non dovrà fare l?educatore, il regista didattico o lo stratega ma imparare a esserlo, giorno dopo giorno, con passione e determinazione.
Avendo compreso insieme il vero significato dell?essere insegnante, del luogo in cui opera e dello scopo da raggiungere, vediamo insieme cosa significa essere alunno ai giorni nostri,
tutti i ragazzi devono andare a scuola fino all?assolvimento dell?obbligo scolastico ma non tutti ci vanno volentieri, si impegnano, studiano, sono attenti in classe, molti la ritengono una perdita di tempo, mostrano insofferenza, disturbano, sono quei casi che vengono definiti dagli stessi insegnanti come "difficili" perché manifestano confusione, rabbia, apatia, sono storie di non semplice comprensione perché diverse dalle altre ma non per questo peggiori, sono pagine di libri ancora da scrivere se si scopre il loro vero valore.
Cosa può fare un insegnante per invertire la situazione?
Come possiamo constatare, le soluzioni proposte sono strutturate da convinzioni radicate in una cultura scolastica da rivedere assolutamente, dove la figura dell?insegnante, non compresa realmente, viene spesso abbandonata a se stessa, dimenticata e per niente valorizzata, portata così a non manifestare le proprie potenzialità, nutrita sempre più da emozioni negative che portano ad effettuare scelte e decisioni spesso distruttive.
Come disse il famoso professore John Keating, de "L'Attimo Fuggente:
"È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un?altra prospettiva?
Se valutate attentamente, le soluzioni proposte si concentrano esclusivamente sui ragazzi, in quanto, secondo gli adulti, sono loro i sistemi rotti da correggere, tuttavia è questa prospettiva a limitare il progresso, il coaching al contrario insegna a concentrare l?attenzione su se stessi, non sugli altri, in quanto rappresentano una variabile incontrollabile e non modificabile nel mondo in cui viviamo, è questo processo che permette di acquisire le competenze e le abilità necessarie per modificare una situazione apportando miglioramento, e sempre più spesso a trasformare una criticità in una nuova opportunità.
Come mai è così difficile cambiare punto di vista?
L?informazione che ti serve è inserita nelle parole del Buddha
?Il cambiamento non è mai doloroso, solo la resistenza al cambiamento lo è?
Questa frase indica concretamente il perché di tanta difficoltà, quel concetto che secondo il coaching fino adesso ti ha precluso il miglioramento, vediamo insieme le 3 principali caratteristiche che caratterizzano l'ostilità alla trasformazione:
la prima è rappresentata da quell?angoscia emotiva che provi al solo pensiero del cambiamento, quel ciclo che ti intrappola nel passato e non ti fa stare nel presente evitando di orientarti verso il futuro, quel meccanismo inconscio che non ti fa comprendere la necessità di progredire, quella vocina interna che ti dice ?ho sempre fatto così da anni e perché cambiare?, quel processo che ti fa stare dove ti senti al sicuro rendendoti più semplice la situazione e per avere tutto sotto controllo, riducendo così le tue risorse personali e allontanandoti dall?apprendimento
la seconda è la paura del fallimento, quel pensiero che ti butta giù riducendo la tua autostima, facendoti pensare di non aver le competenze e quindi di non essere all?altezza della situazione
la terza è l?attaccamento alle abitudini, quella forza mentale che ti tiene ancorato a quello che già sai fare senza farti progredire andando oltre i tuoi limiti
Ritornando alle domande iniziali sulla responsabilità e sul come gestire situazioni critiche adesso avrai notato nuove opportunità, la più importante è lavorare sulla tua leadership personale e professionale allenando le cosiddette soft skills, quali ad esempio: l?intelligenza emotiva, la capacità di giudizio e di prendere decisioni, l? orientamento al servizio, il coordinarsi con gli altri, il problem solving, la gestione delle persone, abilità utili a creare nuove realtà e a migliorare le proprie capacità.
Conoscersi e formarsi è alla base del miglioramento, seguimi e sviluppa il tuo talento!
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