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In riferimento al colloquio avvenuto alla fine dell?incontro con lo Spezia tra il tecnico della Roma Mourinho e il suo ex giocatore ora allenatore della squadra Ligure Thiago Motta, il coach portoghese ha dichiarato:


?Cosa ho detto a Thiago Motta? Ho iniziato ad allenare nel 2000 e ho tanti giocatori miei che sono diventati allenatori. La verità è che soffro anche con loro: ogni fine settimana guardo i risultati di qua e di là, che ha fatto Stankovic, che ha fatto Thiago, che ha fatto Sheva, che ha fatto Lampard o un altro. E soffro anche un po? con loro: e quando penso che loro hanno fatto una carriera di altissimo livello penso che hanno bisogno di tanta forza per allenare giocatori che non sono giocatori della stessa qualità. Anche io devo: perché nella mia storia nell?Inter, nel Real Madrid e nel Chelsea, ho avuto le migliori rose del mondo e anche io ho bisogno di forza per lottare contro qualche frustrazione. Perché sono abituato a soffrire meno in panchina, ad esempio nel Real Madrid quando giocavo in casa e perdevo 0-1 al 15? sapevo che finiva 5-1: adesso sul 2-0 io sono in panchina in sofferenza e aspetto che l?arbitro fischia la fine?.


Per vedere il video clicca qui: https://youtu.be/zBejpHXqo1Y


Analizzando le parole utilizzate dall?attuale tecnico della Roma, uno dei più remunerati nell?intero panorama calcistico mondiale si possono estrapolare dei messaggi che rispondono alla domanda: 


quando è utile affiancare un mental coach allo staff tecnico?


Bene, vediamo insieme come il coaching mentale potrebbe intervenire in supporto al manager in questione:


- l?utilizzo ripetuto da parte del tecnico della parola sofferenza e lotta manifesta e rafforza i valori primari su cui ha basato il suo percorso di crescita professionale, principi caratteristici di chi manifesta una scarsa attitudine alla flessibilità e ai

cambiamenti, la domanda più efficace da porgli è la seguente, quale messaggio secondo te hai trasmesso ai tuoi allievi in tutti questi anni di lavoro? Un?esperienza piacevole e soddisfacente oppure di competizione e dolore? Cosa cerca

secondo te un atleta durante il suo percorso di crescita, miglioramento, soddisfazione e condivisione oppure supremazia, sacrificio e solitudine?


- in seguito, paragonando la qualità dei grandi atleti allenati in passato con quelli attuali ed evidenziando una sorta di classificazione in negativo, dichiara il tipo di forma mentis con cui svolge il suo attuale incarico, la domanda più efficace da

porgli è: oggi per te è davvero funzionale oltre che etico manifestare questo pensiero inconcludente e distruttivo per raggiungere i tuoi obiettivi e quelli del team che rappresenti?


- infine, richiedendo forza per poter lottare contro la frustrazione che lo pervade, utilizzando la tecnica della vittima sacrificale evidenzia il risultato ottenuto da questo processo cerebrale, contraddistinto dalla classica stanchezza mentale che

produce sempre più spesso demotivazione. La domanda migliore da porgli è la seguente: è davvero produttivo ed efficace continuare con questa leadership dedita alla separazione e alla lotta oppure adesso è più intelligente cambiare

strategia utilizzando una leadership responsabile e consapevole, alleggerendo il tuo zaino e quello dei giocatori creando nuove rappresentazioni mentali degli eventi che hai affrontato?


Come direbbe Manzoni..............ai posteri l?ardua sentenza


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